IL
LINGUAGGIO DELLA DEA DALL'ANTICA RELIGIONE ALLA WICCA
Tratto dalla Conferenza tenuta da Laura Marianna Vatta
TRISKELL 2006
Agli inizi degli anni '90, dopo un periodo
di intenso lavoro e scambio energetico con alcuni esponenti del
mondo esoterico triestino e italiano in genere, decisi di accettare
la richiesta del mio amico ed editore, Franco Spinardi, di scrivere
un libro che spiegasse in modo organico struttura, tempi e modi
di preparazione e svolgimento di un rituale magico. Secondo Franco,
"c'era l'esigenza" - parole sue - condivisa da tanti
operatori dell'ambiente, di un manuale che fornisse semplici e
chiari spunti di meditazione e pratica e che portasse come esempi
riti precedentemente e personalmente studiati, costruiti e celebrati
in un contesto moderno e alla portata di tutti: una sorta di "ricettario"
magico. Così fu partorito "Fronde dell'Antico Noce",
ideato, sviluppato e illustrato insieme al mio compagno magico
di allora, Ottavio Adriano Spinelli. Un testo pensato e ordito
a due fili; due essenze: l'unione dell'energia femminile e di
quella maschile che il nostro apporto congiunto rappresentava...
ed è in parte grazie a questa collaborazione letteraria
che io mi trovo qui, ora, a parlarvi.
Il libro inizialmente non ebbe fama: passò un po' inosservato,
nonostante i calorosi apprezzamenti di amici e collaboratori del
settore, seguiti da un non disprezzabile numero di copie ben presto
vendute dalle librerie ove era stato posto in vendita, soprattutto
a Trieste. Comunque, la tiratura allora fu limitata, un migliaio
di copie in tutto e, in tutti questi anni, chissà quante
di quelle copie saranno finite nel cestino, o abbandonate. E adesso,
a distanza di quasi quindici anni, questo libro è diventato
a modo suo famoso; secondo me, e questo è forse un giudizio
di parte, il motivo di tanta notorietà va ricercato nell'assioma
che le cose che non si trovano diventano improvvisamente preziose.
Al di là di questo mio personale parere, è vero
che da qualche anno il libro in questione è stato oggetto
di attenzione da parte di un considerevole gruppo di potenziali
lettori che, da più parti, ne reclamano la ristampa. Ho
potuto constatare di persona la fondatezza di tale interessamento;
fenomeno che percepisco in modo via via sempre più forte
e incalzante, come lo dimostra il crescente numero di contatti
e richieste sulla reperibilità del testo, durante gli incontri
e le manifestazioni cui partecipo, o con e-mails cui, purtroppo,
quasi mai ho tempo di rispondere. Ho iniziato così a valutare
tali "pressioni" esterne e a considerarle delle "spinte"
verso un mio movimento energetico, una sorta di dedicazione a
Sé stessi, in nome della Madre che dà la Vita e
cui so, intimamente da sempre, di appartenere.
È dall'anno scorso che capitano queste "chiamate";
a me piace chiamarle così: "chiamate" della Madre.
Mi piace vederla così: vedere l'inizio di tutto come una
Grande Madre che ha concepito tutto quello che c'è e anche
tutto quello che noi non riusciamo a vedere ma che c'è
ugualmente.
Così l'anno scorso sono andata a Biella per la prima conferenza
della mia vita e questa cosa mi ha lasciato veramente sorpresa.
"Beh", ho pensato, "questa esperienza sarà
una cosa estemporanea, una tantum. Chissà cosa dovrò
dire di tanto importante". Sono una persona normalissima;
non mi sento un Guru, non mi sento una Maestra, anzi, sono ben
lungi dall'essere illuminata, o arrivata al raggiungimento del
Sé, per dirla con una parolona.
E adesso qui al Triskell, che è poi un evento che amo -
sono a casa mia; io sono di Trieste e quindi gioco in casa - ho
avuto la seconda "chiamata"... L'organizzatrice, o comunque
una degli organizzatori di questa manifestazione, mi ha mandato
un sms in un momento particolare.
Mi stavo preparando a una personale e volontaria Ricerca della
Visione, pur non avendo la presunzione di volerla e poterla fare
secondo i dettami dello sciamanesimo tradizionale. Non c'era con
me nessun maestro, o altro sciamano, che mi chiudesse nel cerchio
di protezione, sigillandolo. Inoltre, non avevo intenzione alcuna
di digiunare e di attenermi alle "regole" che sapevo
venir tramandate e perpetuate in occasione di tale Ricerca, ma
che mal si addicevano al mio sentire irrequieto e insofferente
di quel periodo.
Ciò nonostante, ero in un bosco... col telefonino - siamo
comunque moderni - e, il pomeriggio dopo la prima notte di Visione,
durante la quale non arrivò nessun segno, arriva questo
sms dalla mia amica e organizzatrice di questa manifestazione,
Betty Sulli: "La persona che dovrebbe tenere la conferenza
domenica - qui, ora - non può: ha avuto un incidente, quindi
puoi farla tu?" e, ispirata io credo dal comune sentire di
Sorelle, così me ne propose il titolo: "Il linguaggio
della Dea dai Celti alla Wicca".
Essendo in "ritiro", mi dissi "Va bene, ci penserò
quando ritornerò a Trieste" e spensi con il cellulare
ogni collegamento con il mondo esterno, dedicandomi al mio lavoro
di ricerca interiore con il tamburo e il canto, finché,
arrivata la notte, sprofondai in un sonno sereno e profondo...
Ed ebbi la Visione: il mio animale totem - va beh, questo a voi
non interessa - e poi un sogno lucido e vivido come se fossi sveglia,
un vissuto potenziale del piano concreto e quotidiano: io mentre
dico a Betty: "Guarda che mi hanno detto che devo fare la
conferenza, però il titolo, il titolo della conferenza,
non è "Il linguaggio della Dea dai Celti alla Wicca",
ma "Il linguaggio della Dea dall'Antica Religione alla Wicca".
E quindi sono qua, perché insomma mi sembra che il messaggio
sia forte e chiaro.
E quindi inizierei...
Allora, linguaggio. Cos'è il linguaggio? Il linguaggio
è la comunicazione di un messaggio, di un "qualchecosa"
tra due enti, un emittente e un ricevente.
Noi normalmente siamo abituati, come idea di linguaggio, alla
parola espressa. In realtà il linguaggio può anche
non essere verbale, questo lo sappiamo tutti. Esso può
essere fisico: le posture che una persona assume, o, ancora più
sottile, un paralinguaggio, e qui entriamo nel mondo della Madre,
entriamo nel mondo della simbologia, dell'arcaico; di quello che
magari noi adesso crediamo di non avere, di non possedere come
bagaglio culturale, ma che in realtà dentro di noi agisce
profondamente a livello di archetipo, di memoria, di inconscio
collettivo.
Ecco quindi che parlare della Dea, oggi, forse non è così
immediato come poteva essere in tempi passati.
La figura femminile divina, ai tempi nostri, perlomeno qui in
questo contesto culturale, il più delle volte viene relegata
a Madonna, una madre umana, divinizzata grazie al figlio, concepito
senza l'intervento maschile.
Ebbene ecco che per il mondo femminile questa concezione può
creare un po' di confusione; confusione che viene percepita anche
dal mondo maschile, per l'inevitabile sinergia che tale visione
limitata porta di riflesso e che determina disarmonia e squilibrio
anche nelle relazioni tra i due sessi.
Il passaggio tra il modello originario di Dea Madre, inteso nel
senso più ampio del termine, a quello, estremamente più
riduttivo e "snaturato" del nostro attuale concetto
religioso e culturale, risale alla fine della cosiddetta preistoria.
Marija Gimbutas, valente archeologa e profonda conoscitrice della
simbologia arcaica, nel suo "Il Linguaggio della Dea",
descrive molto chiaramente tale passaggio, portando a sostegno
delle sue tesi fotografie e illustrazioni di decine e decine di
ritrovamenti e reperti archeologici, venuti alla luce durante
scavi eseguiti un po' in tutta Europa e nell'area mediterranea.
La Gimbutas non è l'unica portavoce di tali teorie, ma
per me lei è sicuramente una guida, per come porta avanti
un messaggio che non è meramente scientifico. Lei è,
a mio parere, una Sorella della Tradizione, per cui ho fatto mia
parte della terminologia che lei usa, ad esempio la locuzione
"alfabeto metafisico", in riferimento al ricco corpo
di simboli e glifi che, dagli albori del mondo, si sono perpetuati
fino ai giorni nostri.
Può sembrare facile e superficiale parlare di qualcosa
che non si può dimostrare scientificamente. A prima vista
mancano riferimenti e collegamenti storici certi e facilmente
dimostrabili, e alcune persone potrebbero sollevare il quesito
"Ma dove sono le prove di tali asserzioni?". Beh, al
di là dell'ampia disponibilità di testi alla portata
di chiunque voglia approfondire tale conoscenza, vorrei qui sottolineare
che, quando abbiamo bisogno di prove, in qualche modo siamo già
nel problema che è il problema dell'oggi: noi non sentiamo.
Noi non usiamo il "sentire". Secondo i Celti, come testimonia
Taliesin in una delle sue Canzoni, ci sono sette sensi. Oltre
ai cinque che già conosciamo - vista, udito, tatto, odorato
e gusto - egli enumera tra i sette l'istinto e il sentimento,
sostituendo il gusto con la parola.
Vedete che noi abbiamo sicuramente perso, dimenticato una parte
che era ed è fondamentale.
Al di là di quello che uno può sentire dentro di
sé, quello che può rappresentare per ognuno di noi
la parte femminile e la parte maschile, possiamo - e, aggiungerei,
dobbiamo - "re-imparare" ad ascoltare tali parti, quando
agiscono dentro di noi. Questi due poli che coesistono, complementari
e opposti, all'interno di ciascuno di noi, si alternano nel loro
manifestarsi: il nostro comportamento e le nostre emozioni saranno
diversi a seconda che predomini, di volta in volta, l'una o l'altra
delle due energie. Ecco che, se solo imparassimo davvero ad ascoltarci,
sentiremmo. Potremmo allora percepire la parte femminile che parla
di accoglienza, di nutrimento, di amore, di pace; laddove la parte
maschile è penetrante, tende alla conquista, tende a entrare,
in modo anche irruente, com'è sua natura. Questo non vuole
essere un appunto alle persone di sesso maschile qua presenti,
è ovvio.
Tutti gli individui, uomini e donne, devono entrare in contatto
con queste due forze opposte, per imparare a usarle nei tempi
e nei modi più efficaci e consoni alle differenti situazioni.
Attraverso tale procedimento analitico su se stessi, capiremo
quando è utile e saggio usare l'energia interna femminile
o, al contrario, servirci di quella maschile, senza rischiare
di portare disarmonia nel nostro agire quotidiano. Lavorando su
di noi e i nostri personali disequilibri, inizieremo a renderci
conto che, quando l'energia maschile prevale anche là dove
invece ci dovrebbe essere l'afflato della parte femminile e viceversa,
si crea uno squilibrio che provoca le conseguenze che tutti vediamo,
anche nel nostro mondo esterno. Viviamo su un pianeta che è
sull'orlo del collasso. Non vado oltre, perché questo lo
sappiamo tutti, ma, secondo me, e non sono l'unica a sostenere
questo, tale mondo insano è frutto proprio del tipo di
concezione spirituale che oggi ha l'essere umano; essere umano
che, secondo il nostro metro di giudizio di umani, dominatori
e colonizzatori della Terra, sembrerebbe essere la forma più
evoluta su questo pianeta, anche se io, qualche volta, mi chiedo
se sia effettivamente così. Sicuramente il dono della mente,
della razionalità intesa così come la intendiamo
noi umani, l'abbiamo solo noi, tra tutti gli esseri che coabitano
il pianeta Terra. È ben triste quindi vedere come non siamo
neanche consapevoli della responsabilità che abbiamo con
il grande e, per la maggior parte di noi, sconosciuto e ineducato
potere del nostro pensiero. Molte volte le persone si nascondono
dietro la comoda scusa "Eh, cosa posso fare? Anche se faccio
la raccolta differenziata... Poi c'è quell'altro che non
la fa". Non so se avete notato quante belle bottigliette
di plastica, piattini e altra immondizia hanno lasciato qua gli
"amanti della Natura" che sono venuti in questi sacri
posti. Figuriamoci quelli che non la amano...
In realtà, si può fare la raccolta, se volete, si
"deve" fare la raccolta differenziata, però è
più importante cambiare modello di pensiero e, di conseguenza,
comportamentale.
Il mondo della Madre, secondo gli studi della già citata
Gimbutas, finisce grosso modo verso il 5000 a.C., in certi posti
il 3000, dove il Neolitico si è spostato a un periodo notevolmente
più tardo, come a Creta e in tutto il bacino del Mediterraneo.
È proprio grazie a queste tracce, soprattutto a Creta,
o in Sicilia, quindi in posti dove, parlando del 3000 a. C., già
si entra nella storia, che è più facile ottenere
delle prove di questo "sentire", allora accettato e
condiviso da tutti.
Secondo me, proprio attraverso tali simboli, le linee spiraliformi,
le coppelle che sono dei tondi, quindi il tondo come concezione
di sacro - pensate all'omphalos - anche il mondo ellenico, il
mondo classico, ci ha trasmesso qualcosa dal mondo più
arcaico, e se noi andiamo a vedere bene attraverso quello che
è l'apparente, troviamo questa linea ininterrotta che risale
agli albori del mondo, dove la Madre era il Cosmo Vivente, era
parte vivente: Creatrice, Rigeneratrice, Reggitrice della Vita
e Reggitrice della Morte. Dove la morte non era vista come "Polvere
sei e polvere ritornerai", ma come terra vitale che trasmuta,
rigenerando...
Nella cosmogonia dei popoli antichi, prima del passaggio dalla
concezione spirituale matristica a quella patristica, il simbolo
del serpente non veniva visto come viene visto dalla gran parte
delle tradizioni religiose e spirituali del nostro tempo. Pensate
all'assurdità della Madonna che schiaccia il serpente:
la donna che schiaccia la sua stessa essenza: essenza collegata
al potere di generazione, mutazione, guarigione, rinascita che
il serpente nelle spiritualità tribali ancora oggi rappresenta...
Non voglio continuare oltre ed entrare nella polemica, perché
so che dove c'è contrapposizione non c'è la Dea:
la Dea accoglie, non separa.
Da qualche parte ho letto in un libro - di cui purtroppo non ricordo
né il titolo, né l'autore, anche se ricordo che
era un uomo - questa frase: "Il Padre punisce, la Madre perdona".
Questa frase, secondo me, è veramente un po' la sintesi
di tutto il discorso...
In sostanza, sulla Madre del Neolitico, o del Paleolitico, sulla
Dea nelle sue tre forme, sulla Dea Serpente, sulla Dea Uccello,
si potrebbe parlare per giorni interi... Io vi invito ad andare
a leggervi "Il Linguaggio della Dea" della Gimbutas,
se lo trovate, e il lavoro di tantissime altre scrittrici e sciamane,
come la Vicki Noble con il suo Il Risveglio della Dea, le opere
in genere di Jean S. Bolen, ecc. Con questo non voglio dire che
bisogna leggere solamente scrittrici donne, se siamo donne, o
se siamo uomini con la volontà di comprendere meglio l'universo
femminile. Tuttavia credo che, se un numero sempre crescente di
donne hanno trovato e stanno trovando il coraggio di mettersi
fuori dal coro con teorie precursionistiche, non ancora accettate
ufficialmente dai circoli dotti accreditati, meritino dell'attenzione
leggendone il pensiero. In tempi per alcuni versi ancora ostici
alla libera affermazione del sé femminino, tali convinzioni,
frutto di un autonomo e autentico punto di vista, unito a un lavoro
certosino di studio e ricerca senza posa, ci insegneranno qualcosa
su un sistema di credenze e di valori che non tengono conto solo
della mente, ma anche del cuore.
Tornando alla Madre, al di là dei libri, si possono ritrovare
le tracce della sua immutabile presenza anche nelle credenze dei
popoli tribali, in tante cosmogonie cosiddette primitive o selvagge,
come ad esempio la spiritualità andina, la spiritualità
dei nativi americani, o quella degli sciamani siberiani. Quindi
se vi piace viaggiare, vi invito a toccare con mano queste realtà,
dove la Dea è ancora viva in modo assoluto e dove si respira
l'armonizzazione che è già stata raggiunta fra la
Dea e il Dio, proprio grazie alla pacificazione che c'è
stata tra la concezione del divino, femminile e maschile, in seno
alla comunità stessa.
Il sentiero andino, in particolare, è molto utile al fine
della ricerca di quel filo che collega il vecchio modo di concepire
la Madre e i suoi attributi divini con una spiritualità
condivisa e presente ancor oggi. Larga parte della popolazione
autoctona sudamericana mantiene ancora oggi, come punto focale
di reverenza e devozione, la Pachamama, la Dea Madre Terra. Inizialmente,
credevo essa incarnasse l'arcaica figura della Madre Terra preistorica,
in quanto la sua raffigurazione odierna in tali zone, ritratta
ad esempio sui popolari sonagli di zucca, rassomiglia molto ai
numerosi ritrovamenti di statuette, probabilmente votive, del
Neolitico o del Paleolitico qui in Europa. Essa viene infatti
rappresentata dagli artisti andini come una donna dai glutei enormi,
dal ventre molto prominente, dai seni cascanti ma pieni di latte,
proprio come la Dea Nutriente degli albori della civiltà.
In realtà, addentrandomi successivamente in quella spiritualità
e approfondendola, ho capito che la concezione relativa alla Pachamama
è esattamente quella che poteva essere da noi in Europa
ventimila anni fa. La Pachamama, già secondo il significato
del termine quechua, è una Madre Celestiale, Cosmica e
della Natura, quindi l'antica Triplice Dea. È la Dea vista
nei suoi tre aspetti: la Giovane, in qualche modo la parte che
inizia la Vita, la Ninfa, la parte matura, l'energia che porta
a maturazione, e poi la Vegliarda, la Saggia, che accoglie nel
suo grembo per la trasmutazione.
Ritornando al concetto di linguaggio... Linguaggio è comportamento
e credo che, qualora si ricerchi con attenzione e mente aperta
all'interno di sé, ognuno di noi possa migliorare tale
comportamento, al fine di perseguire e consolidare un proprio
modello attitudinale comportamentale, rendendolo via via più
efficace e, quindi, anche più soddisfacente, per se stessi
e nelle relazioni con gli altri. Per questo mi sento di consigliare
la meditazione: ci sono tantissime pratiche, alcuni le chiamano
sciamaniche, altri le chiamano yogiche ma, in realtà, il
loro nome non ha nessuna importanza. Le pratiche son quelle: rilassare
la mente, possibilmente trovare dello spazio, anzi togliamo quel
possibilmente perché è la condicio sine qua non,
trovare dello spazio per noi stessi, ritirarsi nella natura...
Uno sciamano peruviano una volta mi ha raccontato, e a me è
piaciuta molto questa sua affermazione: "Sai, a proposito
di meditazione... Che cos'è la meditazione? La meditazione
è la Natura", mi ha detto, "È la Natura.
Stai nella Natura. Dove è il tuo posto, dove stai bene;
respira, rilassa la mente e... ascolta".
Costanza, volontà - lo dico anche per me che, come premesso,
non mi sento assolutamente dispensata da un tale costante lavoro
di ricerca interiore... - centratura e... tenere presente una
cosa, a mio avviso fondamentale: tutti noi abbiamo tre centri
di percezione del mondo esterno, della nostra realtà oggettiva.
In numerose e diverse concezioni religiose, seguite da genti provenienti
dalle più svariate aree della Terra, vengono riconosciuti
tre differenti mondi spirituali, che si intersecano formando il
Tutto: il Mondo degli uomini, il Mondo di Sotto e il Mondo di
Sopra; anche noi, a livello fisico, abbiamo tre centri: la pancia,
il cuore e la mente. Quindi abbiamo l'istinto, il sentimento e
il ragionamento. L'uomo occidentale normalmente comunica usando
alternativamente l'istinto, l'impulso dettato dalla pancia, o
il ragionamento, la logica della mente razionale e, quindi, tale
comunicazione parte in ogni caso dalla "periferia" del
corpo fisico; riesce quasi sempre difficile esprimersi partendo
dal sentimento. Io invito tutti, me compresa, a parlare dal cuore,
in nome della Madre che è cuore pulsante di Vita.
Grazie!
(applausi)
È Lei che mi ha mandato, perciò gli applausi sono
per tutti noi che siamo qua.
Buona festa e buon proseguimento.