Triskell 2005
(estratto da un articolo di Fabio Calabrese)

Le due prime edizioni del Triskell si tennero nel - peraltro assai suggestivo - Cortile delle Milizie del castello di San Giusto, per spostarsi poi al Boschetto del Ferdinandeo soprattutto per venire incontro ad un'affluenza di pubblico che di anno in anno si è fatta più vasta.

Il Triskell triestino, collocato temporalmente nella seconda settimana di giugno, e con un "preludio" la settimana precedente, di solito batteva sul tempo tutte queste manifestazioni situate attorno al 21 giugno, data canonica (ed astronomica) del solstizio.

Ad ogni modo, questa quinta edizione del Triskell si annuncia come di tutto rispetto. Una piccola chiosa: scorrendo l'elenco degli sponsor della manifestazione, oltre a vari enti pubblici, si nota il consolato onorario di Francia a Trieste; non possiamo che rallegrarcene, che auspicare che quelle che furono le Gallie Transalpina e Cisalpina riscoprano ed approfondiscano sempre di più la consapevolezza delle loro comuni radici.

E veniamo finalmente alla cronaca vera e propria del festival, cominciando con il preludio, anch'esso ormai una tradizione consolidata, che si tiene sabato 4 giugno in Piazza Unità d'Italia, ed è, io penso un momento importante, perché l'ambiente boschivo del Ferdinandeo è molto "celtico" e molto piacevole, oltre ad offrire lo spazio ai campeggiatori muniti di tende, ma è importante che la manifestazione abbia uno spazio nel cuore cittadino, non si presenti come qualche cosa di isolato, una "nicchia" rispetto alla città. Quest'anno il "preludio" è affidato al possente sound scozzese venato di caraibico dei MacUmba che hanno ricevuto un'accoglienza entusiastica alla scorsa edizione del Triskell (e torno ad evidenziarvi lo stupendo e divertentissimo calembour che dà il nome a questo complesso).

Bisognerebbe forse fare un discorso sulla musica etnica; questo termine è certamente improprio; chiunque, infatti, anche un newyorchese facente parte della società più multirazziale che esista su questo pianeta, fa parte di un'etnia, di una popolazione, ed allora tutta la musica sarebbe etnica senza eccezione. Forse sarebbe più corretto parlare di musica identitaria, ma sappiamo che nella pratica s'intende soprattutto musica africana ed afro - americana (caraibica, brasiliana, ecc.), con l'eccezione della musica celtica che in questo contesto si è ritagliata uno spazio di crescente importanza anche se minoritario. Se musica identitaria ha da essere e la musica è una parte importante di una cultura, allora ci dobbiamo chiedere perché, oltre alle sonorità esotiche, non tenere in considerazione le altre tradizioni, musicali e non solo, che contornano quella celtica formando il multiforme quadro delle nostre radici europee.

Eccoci finalmente giovedì 9 giugno al vivo del Triskell.

Spirito celtico, musica, divertimento non escludono certo la solidarietà e l'impegno sociale, e lo dimostra proprio il complesso chiamato ad aprire il festival giovedì 9 giugno, i Docs Off, una band composta da medici e professionisti con l'intento di raccogliere fondi destinati a varie associazioni di beneficenza. Sempre giovedì, lo stage di spada per bambini con Tiziano di Camelot, anche questo un ritorno, a grande richiesta dei genitori, dopo il successo raccolto l'anno scorso dall'iniziativa.


Conclude la serata "Lady Hawk e il Fratello del Vento", spettacolo teatrale con la regia di Riccardo Fortuna tratto da un poema epico celtico di Wolf MacAjvar.
Venerdì 10 s'inizia con il workshop di artigianato celtico e con la possibilità, sotto la guida di Crianda, di realizzarsi un vestito celtico. Decisamente, non è per me; il vostro Romnod se la cava benissimo finché si tratta di scrivere, ma è alquanto imbranato nelle attività manuali.


Segue lo stage di danze scozzesi e bretoni con i Gan Ainm Irish Dancers, con partecipazione gratuita del pubblico (anche questo stage, che ha raccolto negli anni scorsi un ampio gradimento, è una riconferma).
Più tardi abbiamo la prima delle conferenze (è una caratteristica del Triskell, quella che al momento musicale e festoso si alterni quello più specificamente culturale e - come dire, formativo -), di Ernesto Fazioli, studioso di esoterismo, dedicata a "I linguaggi degli dei", che mette a confronto gli ogham e le rune, gli alfabeti dei Celti e dei Germani, entrambi alfabeti sacri nei quali i singoli segni e le loro combinazioni avevano un significato magico - sacrale.
E' poi la volta della musica irlandese con la Banda Connemara, ma attenzione, questo quintetto non è esattamente irlandese ma proviene dal Lazio, ed infatti si avverte qualcosa di "mediterraneo", di "latino" nel suo sound celtico; come recita la locandina, si tratta di un: "Quintetto d'eccezione che presenta il folk irlandese miscelato alle pulsioni ritmiche del sound mediterraneo". Beh, in campo artistico ed in particolare musicale, le contaminazioni, il più delle volte producono risultati tutt'altro che negativi!


Arriviamo al momento più atteso della serata, che è anche uno dei momenti clou di tutto il festival, il concerto in anteprima assoluta per l'Italia della Brian McCombe Band. Questo gruppo bretone/irlandese presenta un sound arricchito dalle percussioni di David "Hopi" Hopkins che si era già esibito l'anno scorso al Triskell con il complesso dei Loar Gann ed aveva chiuso il concerto di questi ultimi con un entusiasmante assolo di percussioni. Merita, nei riguardi di questo gruppo, riportare quanto apparso sulla stampa locale ("In città" di venerdì 10/6), un commento che si può senz'altro sottoscrivere:
"Brian McCombe è una band bretone - irlandese la cui musica affonda proprio le radici nella tradizione irlandese. La compongono nomi di prestigio come il leader che dà il nome al gruppo. McCombe infatti, ha una voce che ha dell'incredibile, con una timbrica unica dotata di un'estensione straordinaria. Riesce a modulare la voce spaziando dai toni veramente elevati a quelli più intensi, dolci e passionali. Il tutto accompagnato dal suggestivo suono delle uillean pipes. Dominique Trichet e il suo violino contribuiscono a creare un'atmosfera ancora più coinvolgente con sonorità colorate e pulsanti, assieme alle tastiere di Sylvain Duthuillé e al suono intenso delle chitarre di Laurent Guillouzic. Li affiancano l'esplosivo "Hopi", alias David Hopkins, pluripercussionista irlandese che ha suonato a Triskell 2004 con i bretoni Loar Gann con un assolo percussivo che ha ipnotizzato il pubblico fino a un boato finale di consensi ed applausi. "Hopi" ha suonato con i più grandi nomi della musica celtica, come Alan Stivell, Didier Squiban, David Spillane, Barzaz e moltissimi altri, ed è il perno del gruppo che dona quell'intensità all'intero concerto in un modo che solo lui può dare".


E scusate se è poco! Come nota a margine, vorrei aggiungere che uno pseudonimo come "Hopi" basta già ad attirare la mia simpatia, è infatti il nome di una tribù amerindia, e quella dei nativi americani che, dopo gli eccidi subiti nel XIX secolo ed una situazione di spesso grama sopravvivenza nel secolo scorso, cercano di traghettare nel terzo millennio la loro cultura e la loro identità, è una causa che mi provoca un'istintiva solidarietà.
La serata si conclude con la replica di "Lady Hawk e il Fratello del Vento". Sabato 11 è una giornata che sembra dedicata principalmente agli stage, ai workshop, ai seminari, infatti, abbiamo il seminario teorico sulla simbologia degli ogham "L'alfabeto arboreo dei Celti: l'Ogham e i suoi 25 segni" tenuto da Ernesto Fazioli, prosegue il workshop di artigianato tenuto da Crianda sulla realizzazione di un vestito celtico, in più, lo stage di danze irlandesi tenuto dai Gens d'Ys (altra presenza che è una conferma al festival triestino), il tutto in un'atmosfera rilassata che però dura solo fino a metà pomeriggio.
Alle 17.30 c'è la conferenza di Tiziano di Camelot (quello stesso che dirige lo stage di spada per bambini) su "Spiritualità celtica in una società neo - pagana". Che dire a tal proposito? Finché ci si trova al Triskell si ha l'impressione di trovarsi davvero in una società celtica e neo - pagana, ma basta venirne via per ritrovarsi in un mondo post - cristiano - consumistico nel quale molto spesso ci si sente degli estranei.


Alle 18.30 l'atmosfera cambia completamente: s'inizia con il girotondo di arpe celtiche con l'Ensemble di Tatiana Donis "Harfenreigen Consort", si prosegue con la focogiocoleria delle artiste di strada della "Compagnia Fuochi e Affini", per approdare allo spettacolo di danze celtiche dei Gens d'Ys, che la locandina promette come "travolgente", ed è il minimo che si possa dire, ma il piatto forte della serata deve ancora venire.


Alle 22.00, difatti sono sul palco gli Urban Trad la cui esibizione, dopo quella del gruppo di Brian McCombe, costituisce il secondo momento clou del festival; questo complesso belga, anch'esso presente in prima assoluta per l'Italia, viene direttamente dall'Eurofestival della canzone, dove si è imposto come il gruppo - rivelazione, con la presentazione nientemeno che degli Afrocelt Sound System.
Al riguardo, il già menzionato articolo comparso su "In città" annota:
"Altro concerto da non perdere, quello dei belgi Urban Trad. Direttamente dall'Eurofestival della canzone il gruppo rivelazione presentato sulla scena musicale internazionale nientemeno che dagli inglesi Afrocelt Sound System (il cui componente Simon Emmerson ha prodotto il loro ultimo album). Gli strumenti acustici (accordéon, viola, flauti…) ed il canto, sono sostenuti da una sezione ritmica e da programmazioni moderne che donano al gruppo un suo colore unico. Per loro un repertorio non solo d'ispirazione celtica, ma che spazia dalla Scandinavia alla Francia, dalla Spagna ai paesi dell'Est, continuando con l'etnicità in chiave moderna".


Ancora, un'altra replica dello spettacolo teatrale "Lady Hawk…" e l'esibizione pirotecnica della "Compagnia Fuochi e Affini" prolungano questa interminabile serata verso la domenica mattina.
La domenica, si ricomincia con il seguitissimo stage di spada per bambini diretto da Tiziano di Camelot.
Alle 18.00, finalmente, quello che almeno per me è uno degli eventi più attesi di tutto il Triskell, la conferenza di Paolo Gulisano su "Re Artù, la storia, la leggenda, il mistero". Paolo Gulisano non è soltanto un bravo scrittore fantasy ed un eccellente saggista sulle tematiche celtiche ed arturiane (credo siano ben pochi in Italia, ad esempio, ad avere una conoscenza altrettanto approfondita della storia dell'Irlanda medievale), oltre ad esercitare la professione di medico nei momenti liberi, ma è soprattutto un amico di vecchia data, anche se non concordo con tutte le sue interpretazioni.


Alle 20.30 concerto con il gruppo toscano dei Will O' the Wisp, complesso nuovo per il Triskell, a proposito dei quali la locandina della manifestazione recita: "Gruppo fresco e coraggioso che reinterpreta e ripropone in modo sempre nuovo, sonorità prese da più generi e strumenti provenienti da tutto il mondo, che mescola le sonorità, come in una formula alchemica", parole che riporto perché esprimono bene un concetto molto importante: mantenere viva una tradizione non significa solo conservare e riproporre cose provenienti dal passato, che allora sarebbe una semplice operazione antiquaria, bensì anche innovare, aggiungere, rielaborare, reinterpretare. Lo stesso concetto vale per la proposta musicale successiva; alle 22.00 tocca a "The future Sound of Keltia": "Dj set con Ras Noiz (dj & music machines) e vj Paella (celtic vision). Sfavillante proposta musicale per un approccio dance alla musica celtica più estrema, con accompagnamento live acoustic di Raffaello Simeoni alla cornamusa, ghironda e percussioni".
Si, davvero, è grazie alla capacità di innovare, di produrre contaminazioni, di arricchirsi degli apporti provenienti dalle tradizioni più diverse, che "the Sound of Keltia", la musica celtica può avere un futuro e garantirsi uno spazio sempre maggiore nell'avvenire.


Mi guardo attorno, ad occhio e croce, quest'edizione del Triskell che ora volge a concludersi mi sembra sia arrivata ad un successo di pubblico non inferiore alle precedenti (nel 2004 sono state totalizzate 18.000 presenze), e mi sembra che nel boschetto del Ferdinandeo vi siano più persone che cespugli. Gli organizzatori infatti mi confermano quanto scritto fin qui, accrescendo il numero dei partecipanti di quest'anno ad almeno 20.000 presenze.
Di nuovo lo spettacolo teatrale "Lady Hawk e il Fratello del Vento" e poi le esibizioni con il fuoco della Compagnia Fuochi e Affini nella più autentica tradizione degli spettacoli di strada, prolungano l'incontro oltre la mezzanotte, rendendoci quasi incuranti di scivolare ormai addentro ad un lunedì che per i più sarà lavorativo.


E sicuramente non si può fare a meno di ricordare tutti coloro che hanno dato un contributo "collaterale" ma importante per creare "il clima" della manifestazione, semplicemente andando a sbirciare tra un'esibizione sul palco e l'altra; prima di tutto il Clan del Gufo Grigio di San Giovanni al Natisone, che presenta - riproposto in più edizioni del Triskell - il suo gioco di animazione "Labyrinth", "tra gioco e riflessione alla ricerca del proprio io". "Labyrinth" è stato presentato anche in varie sedi come spettacolo autonomo, e se non ricordo male, anche all'Hobbiton.
Poi non scordiamoci di menzionare il Clan(z) MacAjvar, la Compagnia d'Arme Vis Ferri ed i Gan Ainm Irish Dancers che hanno contribuito ad animare lo spettacolo teatrale, e il Clan MacMulz per la ricostruzione storica di una splendida tenda celtica.


Un'edizione, quella del Triskell di quest'anno, che ha visto molte riconferme, e questo è tutto sommato un ottimo segno, vuol dire che la manifestazione si è ormai avviata su di un binario di tradizione consolidata e che, con ogni probabilità ci terrà ancora compagnia per molto, moltissimo tempo negli anni a venire.
Il Triskell 2005 si è concluso, ma l'estate celtica è ancora all'inizio, e non mancherà di regalarci nuove emozioni.