Triskell
2006
(estratto
da un articolo di Fabio Calabrese)
Con
il mese di giugno inizia la serie degli appuntamenti più
importanti dell'estate celtica nel Friuli - Venezia Giulia,
seguendo quella che nel giro di alcuni anni (a far data dal
trapasso del secolo e del millennio) è diventata non
soltanto una tradizione ben consolidata, ma una realtà
in espansione anno dopo anno. Al Triskell triestino si sono
man mano aggiunti, dapprima una presenza crescente della musica
celtica nell'ambito del Folkest, il - ad ogni modo preesistente
- festival della musica etnica friulano, poi il Carnyx, festival
celtico friulano - carnico che si svolge in varie località
friulane; la scorsa edizione era ubicata a San Daniele del Friuli
(che da alcuni anni è anche la sede dell'Hobbiton, la
"convention" tolkieniana), quest'anno, invece, ad
Osoppo, i prossimi, beh, vedremo.
Tuttavia, io credo si possa affermare con tranquillità
che il Triskell triestino rimane la manifestazione celtica clou
dell'estate nella nostra regione, non solo per la priorità
cronologica (senza di esso, e senza lo spirito di emulazione
che ha generato oltre Isonzo, si può dubitare che sarebbero
mai avvenute la progressiva "celtizzazione" del Folkest
e la nascita del Carnyx) ma anche e soprattutto perché
in questi anni ha conosciuto una progressiva espansione sia
dell'interesse del pubblico, divenendo un forte richiamo per
gli appassionati di tutta la Gallia cisalpina, sia dei gruppi
che hanno scelto questa manifestazione come palcoscenico d'elezione
per le loro esibizioni; tanto è vero che nelle due trascorse
edizioni del 2004 e del 2005 sono state raggiunte e superate
le 20.000 presenze, e l'aumento del numero dei gruppi desiderosi
di esibirsi sul palco triestino del Ferdinandeo ha indotto l'Associazione
Uther Pendragon organizzatrice della manifestazione a prolungarla
anche temporalmente, rispetto ai tre giorni originari delle
prime edizioni (2001 e 2002).
Tuttavia, premesso - doverosamente - ciò, va anche detto
che oltre il Triskell vi sono, appunto, le manifestazioni che
ho sopra ricordato, a cui va ad aggiungersi molto altro, un
variegarsi d'iniziative "minori" come i vari riti
e celebrazioni del solstizio estivo che, sulla scorta di tradizioni
popolari spesso d'origine antichissima, hanno ripreso forza
in questi ultimi anni in vari luoghi della nostra regione. Tutto
ciò nulla toglie alla manifestazione triestina, semmai
fa sì che essa non sia una "cattedrale nel deserto"
(anche perché non ci piacciono né le cattedrali
né i deserti, ma preferiamo i boschi, santuari nei quali
la natura stessa è celebrata), ma piuttosto la rende
l'espressione "di punta" di una realtà culturale
ed antropologica ricca, variegata, complessa.
Cominciamo subito con il segnalare una variazione importante
rispetto alle scorse edizioni della manifestazione: quest'anno
il festival celtico triestino "copre" quasi un'intera
settimana, da martedì 20 a domenica 25 giugno; in compenso,
però, è saltato il preludio già previsto
per domenica 10 giugno, che si sarebbe dovuto tenere come da
tradizione ormai consolidata in Piazza dell'Unità d'Italia.
E' una scelta che, sinceramente, mi ha provocato un po' di rammarico,
perché negli scorsi anni il preludio aveva assunto un
significato preciso ed importante, quello di rappresentare fisicamente
il fatto che la manifestazione non vuole chiudersi all'interno
di uno spazio delimitato, sia pure un luogo come il Boschetto
del Ferdinandeo che in alcuni giorni dell'anno attorno al solstizio
d'estate assume la valenza di un vero e proprio druidico "bosco
sacro", ma vuole essere aperta alla circostante realtà
cittadina.
La scelta, va detto, è stata però determinata
da motivi finanziari ed organizzativi: in pratica, rinunciando
al "preludio" ed aggiungendo una giornata alla manifestazione
al Ferdinandeo c'era la possibilità di lasciare spazio
all'esibizione di un numero nettamente superiore di artisti;
ed a quanto pare, mai come quest'anno sono fioccate le adesioni
improvvise ed inaspettate, al punto che non è stato nemmeno
possibile includerle tutte nel programma. Ad esempio, al di
fuori del programma che è stato distribuito, si colloca
lo stage di arpa celtica diretto da Katia Zunino che si tiene
in due sessioni giovedì 22 e sabato 24.
Io mi auguro ad ogni modo che la tradizione dei "preludi"
riprenda nelle prossime edizioni del festival; essi hanno finora
rappresentato dei momenti particolarmente significativi, e fra
tutti, vorrei ricordare in particolare il "preludio"
del 2002, quando nell'Orto Lapidario antistante il Castello
di San Giusto si esibì il gruppo dei Tuatha De Danann,
un gruppo che fa veramente onore al nome, ispirato alle divinità
del più celebre ciclo mitologico irlandese, di musicisti
- studiosi dediti non solo a riscoprire ed eseguire la musica
tradizionale dell'Isola Verde, ma a farlo con strumenti che
sono copie di grande accuratezza filologica di quelli un tempo
usati dai bardi irlandesi; un'immersione non solo nella musica
e nel folklore, ma anche nella storia gaelica.
E veniamo finalmente al boschetto del Ferdinandeo, dove il Triskell
alza ufficialmente il sipario martedì 20, con il concerto
dei To Loo Loose, scatenata band rock irlandese - triestina
che reinterpreta con sonorità molto vivaci e grintose
il folk tradizionale dell'Isola Verde. A parte questo concerto,
che inizia alle 21.15, il calendario della manifestazione non
ha altro in programma per oggi, ma questo non significa che
il tragitto fino al Boschetto del Ferdinandeo vada sprecato,
anzi, questo momento in cui ancora si montano le tende e tutto
ha ancora un'aria di provvisorietà è forse il
momento più adatto per dare un'occhiata al backstage
del festival e per concedersi una camminata fra i banchetti
degli espositori, dove si può trovare di tutto, dai simulacri
d'arma ai gioielli, agli abiti, alla birra artigianale, al sidro,
all'idromele, al formaggio, una consolante testimonianza di
quanto le mani dell'uomo (e soprattutto delle donne, mi pare)
sono ancora capaci di fare senza passare per i meccanismi della
produzione industriale.
Mercoledì 21 si apre alle 21.15 con il concerto del duo
milanese degli Iridio che presenta musiche celtiche e medievali
irlandesi in stile McKennitt, riuscendo a creare un'atmosfera
davvero sognante ed incantata.
Vale la pena di riportare a questo riguardo un commento apparso
sulla stampa cittadina; "In città" 21/6):
"Una musica che getta un ponte tra passato e futuro, unendo
richiami e sonorità tradizionali e folk di diversa estrazione
ad una vena elettronica e pop".
Si prosegue alle 23.15 con "Erwin and Gàlen",
spettacolo teatrale tratto da una novella del poema epico celtico
di Wolf MacAjavar "La leggenda dell'arpa magica".
Si conclude alle OO.OO precise con la celebrazione del solstizio
d'estate ad opera del Clan del Gufo Grigio di San Giovanni al
Natisone.
Qui occorre fare una piccola digressione. Parlandovi delle passate
edizioni del Triskell vi ho già raccontato del clan del
Gufo Grigio e di Labyrinth, il suggestivo spettacolo - gioco
di ruolo alla luce delle torce presentato da questo clan in
varie edizioni del festival (e che ovviamente sarà riproposto
anche quest'anno); spettacolo/gioco che non ha un puro intento
ludico, ma vuole rappresentare (ed invitare a percorrere) le
tappe dell'auto - realizzazione interiore.
Poco prima ho avuto modo di fare una chiacchierata con Coghy,
il leader del clan, che mi ha esposto una lamentela: sebbene
il clan sia sulla breccia ormai da molti anni con le sue attività,
non è riuscito finora a trovare un'adeguata attenzione
sui siti celtici più importanti, e questo nonostante
che molti si siano affrettati a copiare la formula di Labyrinth
Con un'eccezione, però, la nostra "Bibrax",
e gli articoli di Fabio Calabrese! Coghy ha elogiato l'imparzialità
con la quale in questi anni ho cercato di dare spazio a tutti.
Insomma, sembra che il sito di "Bibrax" ed i miei
articoli siano molto seguiti dalle nostre parti e considerati
una voce importante della nostra realtà celtica.
Coghy mi ha fatto una promessa: fra qualche tempo il Clan del
Gufo Grigio sarà impegnato in una tournee in Portogallo,
di cui mi terrà debitamente informato, ed io a mia volta
ve ne darò notizia.
Molto per sommi capi, Coghy mi ha raccontato anche la storia
del clan, una storia interessante che mi riservo di approfondire
appena possibile. Il Clan del Gufo Grigio, ad ogni modo, non
è nato come gruppo ludico - spettacolare, ma in primo
luogo dedito alla ricerca sulla spiritualità celtica
ed alla divinazione; origine e principale interesse che ben
si vedono ancora nelle valenze iniziatiche di "Labyrinth".
Giovedì 22 si comincia alle 18 con una novità
di quest'edizione del festival, i "Carsic Highlands Games",
organizzati dal Clan(z) MacAjavar, dalla Compagnia d'Arti ed
Armi Vis Ferri e dalla (suppongo creata per l'occasione) Associazione
Sportiva Triskell. Le gare di questa mini olimpiade celtica
più dilettantesca di quanto il barone De Coubertin avrebbe
mai potuto immaginare nei suoi sogni più sfrenati, erano
il tiro alla fune, la staffetta del foraggio (nella quale si
doveva correre con delle grosse balle di fieno), il lancio del
masso (o meglio, in dialetto triestino, dello "scojo"),
la corsa col "piombo" e la gara dei nastri (nella
quale si dovevano raccogliere e sciogliere dei nastri legati
ad un ramo e correre a legarli al polso della propria dama nel
minor tempo possibile, il tutto però con una mano legata
dietro la schiena), che tra le varie gare è stata quella
che ha richiesto maggiore abilità più che forza
fisica.
Spettacolo nello spettacolo era la massiccia figura in kilt
di Wolf MacAjavar che si affannava impegnatissimo nel ruolo
di direttore di gara, una sorta di Obelix barbuto nel quale
si stenta ad immaginare l'autore della "Leggenda dell'Arpa
magica".
Alle 18.30 c'era la conferenza di Tabos sulla "Spiritualità
celtica in una società neo - pagana". Peccato, davvero
peccato che quest'anno non ci fosse l'ipercattolico Paolo Gulisano;
chissà che bel contraddittorio ne sarebbe uscito!
Alle 21.15 uno dei momenti più attesi di tutta la manifestazione,
l'esibizione dei bravi "Docs Off" di Oderzo (Treviso);
questa band che esegue musiche tradizionali celtiche e medievali,
e che in questi anni sta raccogliendo un successo crescente
e totalizzando una presenza sempre più frequente a svariate
manifestazioni in tutto il Triveneto e fuori di esso, è
composta da medici e professionisti che con i loro concerti
raccolgono anche fondi per beneficenza.
Sempre giovedì 22, fuori programma, c'è stata
la prima delle due sessioni dello stage di arpa celtica tenuto
da Katia Zunino, mentre per l'altra l'appuntamento è
previsto per sabato 24.
70 euro complessivi, questo è il costo dello stage, forse
sono un po' cari, ma per chi è interessato ad apprendere
a suonare questo strumento talmente classico della tradizione
celtica da essere il simbolo dell'Irlanda, è il caso
di ricordare che Katia è davvero brava. Bisogna aggiungere
che nell'organizzazione di questo stage, Katia è affiancata
da Alessandra Dorigo, una di quelle persone che svolgono un
lavoro poco appariscente che poi a conti fatti si rivela essenziale.
Anche stasera, a partire dalle 22.30 "Erwin and Gàlen"
ha concluso la serata.
Venerdì 23, come del resto le due successive giornate
di sabato e domenica, siamo ormai nel week end (almeno per i
fortunati mortali che non sono coinvolti nelle oscure trame
della Pubblica Istruzione), e si comincia non più alle
18.00 ma alle 15.30, e così, mentre il vostro Romnod
è intento a correggere e valutare terze prove scritte
dell'Esame di Stato, al Ferdinandeo apre il workshop di artigianato
creativo a cura di Crianda (Trieste) che insegna ai partecipanti
come realizzare un abito celtico (maschile o femminile a seconda
dei casi). Alle 17.00 ci sono dimostrazione e prove libere di
tiro con l'arco a cura del Clan del Gufo Grigio.
Il sottoscritto è appena riuscito a sottrarsi agli impegni
scolastici ed a fiondarsi al Triskell, quando alle 18.00 inizia
la conferenza di Muzio Bobbio su "Le feste tradizionali
celtiche, ieri e oggi", ma poco dopo il cielo si rabbuia
ed iniziano a cadere spruzzi di pioggia che sembrano il preludio
di un temporale imminente.
A questo punto, la vista di Walter dell'associazione Uther Pendragon
che schizzava per il campo avvertendo gli espositori di sollevare
da terra i cavi dell'illuminazione il cui isolamento non era
sufficientemente a prova d'acqua, è riuscita a gettare
tutti nel panico, ma Belenus deve aver deciso di aiutarci, perché
la minaccia di temporale si è dissolta improvvisamente
come era apparsa.
Parallelamente alla conferenza di Bobbio procedono i "Carsic
Highlands Games", dopo di che, presso "i tre archi"
(una triplice arcata che è forse il punto di riferimento
più facile nel Boschetto del Ferdinandeo) c'è
un evento che si può dire eccezionale senza esagerazione:
il grande David "Hopi" Hopkins, il noto pluripercussionista
della Brian McCombe Band che l'anno scorso ha raccolto al Triskell
uno strepitoso successo, tiene uno stage gratuito di bodhran.
Il bodhran - dovremmo saperlo tutti, ma non si sa mai - è
il terzo strumento celtico fondamentale dopo la cornamusa e
l'arpa, è una percussione ma certamente definirlo "tamburello
celtico" come a volte fa qualcuno, è troppo riduttivo;
è quanto meno sorprendente l'estensione di suoni che
un bravo suonatore riesce a ricavare da uno strumento dall'apparenza
così semplice. David "Hopi" Hopkins, poi, si
può dire sia ormai un vecchio amico della manifestazione
triestina; è già stato al Triskell nel 2004 con
il complesso bretone dei Loar Gann, vi ha fatto ritorno l'hanno
scorso con la Brian McCombe, strappando nuovamente applausi
e consensi per il suo virtuosismo, e non poteva mancare all'appuntamento
di quest'ultima edizione. Un articolo apparso sulla stampa cittadina
in occasione del Triskell 2005 ricordava che "Hopi":
"Ha suonato con i più grandi nomi della musica celtica,
come Alan Stivell, Didier Squiban, David Spillane, Barzaz e
moltissimi altri, ed è il perno del gruppo che dona quell'intensità
all'intero concerto in un modo che solo lui può dare".
E difatti alle 20.30 si è tenuto il concerto della Brian
McCombe Band e, come già l'anno scorso, non si può
non rimanere incantati, oltre che dal virtuosismo percussionistico
di "Hopi", dall'incredibile estensione vocale di Brian,
il cantante e leader del gruppo che dà il nome alla formazione.
Si prosegue alle 22 con il concerto dei Norland Wind con Màire
Breatnach (Riverdance) e Noel and Padraic Duggan (Clannad).
Alla lettera, la presentazione di questo gruppo come si evince
dal programma, non è di una chiarezza estrema, ma un
articolo dedicato al Triskell apparso sul "Piccolo"
la settimana precedente, ad ogni modo spiegava: "I Norland
Wind, complesso costituito da tre storici elementi dei Clannad,
il gruppo irlandese di culto, vincitore di un "Grammy Award
(l'Oscar della musica) nel 1998
saranno accompagnati dalla
violinista Màire Breatnach".
"Musica d'eccezione", evidenzia comunque il programma,
"di un gruppo assolutamente da non perdere, per la prima
volta in Italia".
Di ancor maggiore interesse è quanto scrive a proposito
di questo gruppo il gratuito "In città", dietro
le cui colonne anonime sospetto si celi un musicologo di notevole
bravura e competenza, che ho avuto modo di citare in più
di un'occasione: "Alle 22 la magia dell'arpa celtica con
i Norland Wind, con Maire Breatnach (musicista dal calibro eccezionale,
conosciuta soprattutto per il possente violino solista del musical
"Riverdance") e Noel & Padraig Duggan (i due fondatori
dei Clannad), per la prima volta in Italia. La magia dell'arpa
celtica è al centro delle sonorità dei Norland
Wind. I brani strumentali sono scritti principalmente dall'arpista
Loefke o dal primo chitarrista dei Clannad Ian Melrose, mentre
le canzoni in gaelico e irlandese sono composte dalla cantante
- chitarrista Kerstin Blodig".
Alle 23.30 di nuovo lo spettacolo teatrale "Erwin and Gàlen".
Tuttavia non abbiamo ancora finito con questa giornata particolarmente
intensa. Per completarne il quadro, infatti, sarà necessario
fare riferimento, almeno un accenno, anche a due avvenimenti
extra Triskell riportati dal "Piccolo", il quotidiano
triestino di oggi. Non si può, infatti, evitare di ricordare
il celta più amato dai triestini, o se vogliamo, il triestino
dal più puro sangue gaelico che è stato uno dei
più importanti scrittori del XX secolo, il grande James
Joyce. "Il Piccolo" di oggi riporta la notizia che
proprio in questi giorni riapre i battenti la "James Joyce
School", il seminario internazionale estivo dedicato all'autore
dublinese/triestino promosso dalla nostra università
e condotto come al solito dall'impareggiabile professor Renzo
Crivelli che, come vi ho raccontato più volte, nella
sua opera di promozione di Joyce ha sfoggiato doti imprevedibili,
anche come autore teatrale.
Un mio desiderio, nemmeno tanto nascosto, sarebbe quello di
riuscire a gettare per davvero un ponte fra queste due anime
della celticità triestina, quella "colta",
accademica, che si esprime nel "culto" joyciano, e
quella più popolare, ludica, che si manifesta nella passione
per la musica, gli spettacoli, le feste e che ha nel Triskell
il suo appuntamento, la sua "celebrazione" annuale.
Sabato 24 è un'altra giornata densa di appuntamenti,
si ricomincia alle 15.30 con il workshop di artigianato creativo
per la realizzazione di un abito celtico a cura di Crianda.
Riprende anche lo stage di arpa celtica a cura di Katia Zunino,
non incluso, come vi ho detto, nel calendario ufficiale della
manifestazione.
Alle 16.00 un altro appuntamento divenuto ormai fisso e tradizionale
del Triskell, lo stage di spada per bambini a cura di Tiziano.
Per gli appassionati di danza, invece, l'appuntamento è
alle 17.00 (doveva essere nella terrazza esterna dell'edificio
del Ferdinandeo, ma, trovata la stessa inesplicabilmente chiusa,
si è spostato nell'area del parcheggio) con lo stage
di danze irlandesi condotto da Fabio e Lucy della Living Country
di Trieste.
Alle 17.30 dimostrazione e prove libere di tiro con l'arco a
cura del Clan del Gufo Grigio (e spettacolo del buon Coghy assediato
da una torma di ragazzini vocianti), mentre alle 18.30 riprendono
i Carsic Highlands Games.
Il momento clou della giornata arriva però alle 20.30
con uno degli appuntamenti più attesi di quest'edizione
del festival, l'esibizione di quello che forse il più
apprezzato bagpiper italiano, il fiorentino Massimo Giuntini,
e della sua band.
Alle 22.00, concerto di Aoife Nì Fhearraigh (Irlanda),
per la prima volta in Italia, voce solista femminile, con la
produzione di Màire (Moya) Brennan dei Clannad.
Alle 23.00 si replica di nuovo "Erwin and Gàlen",
ed alle 24.00, a cura del Clan del Gufo Grigio rivive l'antico
rito del fuoco della notte"di San Giovanni"(in realtà,
come sappiamo, ben più antico del cristianesimo).
Arriviamo a domenica 25, l'ultima giornata del festival, ed
occorre dire che c'era un po' di timore che per la sua lunghezza
risultasse un po' "annacquato", ma in questi giorni
la partecipazione del pubblico non ha fatto altro che crescere,
ed il Boschetto del Ferdinandeo è sempre più gremito.
Si ricomincia alle15.30 con i Carsic Highlands Games, si prosegue
poi alle16.30 con lo stage di spada per bambini diretto da Tiziano,
mentre alle 17.30 continua lo stage di danze scozzesi a cura
del clan McMulz.
Alle 18.30 c'è la conferenza su "Il linguaggio della
Dea. Dall'Antica Religione alla Wicca" di Laura Marianna
Vatta, ricercatrice spirituale e co - autrice del libro "Fronde
dell'antico noce", mentre alla stessa ora ci sono la finale
e la premiazione delle gare di tiro con l'arco organizzate dal
Clan del Gufo Grigio.
A questo punto, però, una notizia diffonde sconcerto
fra gli spettatori del festival. Il complesso bretone dei Sonerien
Du il cui concerto sarebbe dovuto essere il momento clou di
quest'ultima serata del festival, non si potrà tenere.
I nostri attesi ospiti bretoni, un gruppo storico della "musique
à danser" bretone, attivo in Francia da trentadue
anni, e con alle spalle qualcosa come 17 CD, la cui esibizione
al Triskell sarebbe stata la prima in Italia, non potranno essere
presenti a causa di problemi delle linee aeree francesi che
non sono, a conti fatti, tanto più efficienti delle nostre.
Non c'è però da avere paura, gli amici dell'Uther
Pendragon si sono dati tempestivamente da fare per "chiudere
il buco" inaspettatamente apertosi nel programma, facendo
intervenire al posto del complesso bretone i Cisalpipers da
Argenta (Ferrara), ed inserendo poi un'ulteriore esibizione
degli scatenati To Loo Loose, cui è toccato concludere
la manifestazione così come l'hanno aperta, e divenuti
ormai familiari agli spettatori (mi è capitato di sentirli
chiamare scherzosamente "Tululù").
Pur nell'incresciosità dell'appuntamento saltato, questo
fatto ha ad ogni modo il pregio di dimostrare due cose: le buone
capacità organizzative dell'Associazione Uther Pendragon,
ed il prestigio che si è ormai acquistato il festival
triestino, capace di richiamare artisti da fuori con pochissimo
preavviso.
Il festival si conclude lasciando l'impressione, come negli
anni scorsi e senza dubbio in quelli futuri, di aver vissuto
un'esperienza in qualche modo esaltante, nel segno della musica,
nello spirito dei nostri antenati, nel rincontrare vecchi amici
e nel fare nuove amicizie.
Prima di lasciarvi, vorrei però farvi notare una cosa:
senza togliere nulla al lavoro ed alla passione di tutti gli
altri, mai come quest'anno si è segnalato l'apporto del
Clan del Gufo Grigio, degli amici di San Giovanni al Natisone,
che hanno aggiunto a "Labyrinth", il loro contributo
ormai tradizionale al Triskell, le due celebrazioni del solstizio
e dei fuochi "di San Giovanni" e l'organizzazione
delle gare di tiro con l'arco.
Alle prossime edizioni ed ai prossimi appuntamenti dell'estate
celtica, nel segno della musica e dell'amicizia!